Perfida Albione? Lettere dal Regno Unito


Iniziamo qui a pubblicare articoli, lettere e contributi che le nostre amiche e i nostri amici ci inviano con le loro storie di migranti italiani dal cosiddetto Regno Unito.

Dopo le elezioni politiche inglesi di dicembre ormai il quadro che si è delineato con la Brexit ci sembra chiaro.

Avendo vissuto a Londra, ultimamente dal 2013 fino al referendum Leave or Remain del 2016, avevamo seguito anche la campagna elettorale per il sindaco della Capitale (vedi il volume Before/after Brexit e il sito www.mauriziomasotti.com).

La Londra da bere, così sbandierata sulle riviste patinate, quel conglomerato internazionale di affari finanziari e immobiliari non sempre puliti, ma anche la metropoli multirazziale e multiculturale che aveva votato per un avvocato pakistano e islamico sconfiggendo un biondo milionario conservatore, quella Londra contraddittoria si prepara, con il resto del Paese, a salutare l'Europa, con un gruppo di Brexiters che chiede di far suonare le campane a festa alla fine di gennaio come per la liberazione alla fine della seconda guerra mondiale. 

In inglese si dice No comment.

Per questo abbiamo chiesto ai nostri amici di descriverci il loro stato d'animo di questi mesi: da corrispondenze personali ci sembra che emerga qualcosa di abbastanza omogeneo che si chiama disorientamento, per usare un eufemismo; ma iniziamo con il primo pezzo che ci è arrivato.

Maurizio Masotti e Carla Babini