E noi expat staremo a guardare



4 Novembre 1987. La data del mio arrivo in Inghilterra. Un giorno prima dei fuochi d’artificio per le celebrazioni di Guy Fawkes, dieci giorni dopo un uragano che causa disastri in tutta la Gran Bretagna. Ricordo ancora le strade sbarrate dagli enormi alberi sradicati dal vento durante il tragitto che dall’aeroporto mi porta alla casa nel Surrey dove sarò ospite per qualche mese. Tutto è cosi strano e triste. Lasciavo la mia Sicilia senza un progetto preciso con il solo scopo di allontanarmi dalla famiglia. Mi accoglie un paese che conosco poco e non particolarmente invitante.

Ma lentamente imparo a conoscerli quest’inglesi dal carattere chiuso, un po' frustrati, allergici al contatto fisico del semplice stringersi la mano, educatamente ipocriti, ignoranti dei rudimenti della cucina, ma anche inimitabili cultori del teatro, amanti dell’arte, maestri nell’uso di una lingua che se ben scritta e parlata non ha uguali. E dopo qualche anno finisco per innamorarmi di quest’isola cosi particolare, cosi “isola”. E Londra diventa la mia casa. Ad ogni partenza non vedo l’ora di tornare. La parola emigrante non mi sfiora. Sono un cittadino del mondo, libero di lavorare, d’inventare, di creare, di crescere. Appartengo all’Europa, che a sua volta fa parte del mondo. Vivo in una città meravigliosa dove riesco a muovermi con l’agilità di chi si sente a casa.

16 Giugno 2016. Il giorno dei risultati del Referendum indetto dal Governo Inglese per decidere se uscire o no dall'Europa. Sono passati quasi trent’anni da quel 4 Novembre. Alle 6 della mattina accendo il telefono per guardare i risultati. Hanno vinto i leavers! Non riesco a crederci. Impossibile. Penso subito ad un errore. Forse quello non è il risultato definitivo. Ma è un illusione che dura pochi istanti. Il popolo inglese, seppure con un minimo scarto, ha scelto di uscire dall’Europa. Guardo la strada dalla finestra di casa e non ho voglia di uscire. Mi sembra di non riconoscere più niente. Quello che ho lasciato ieri oggi mi appare diverso. Mi consolo pensando che forse è un mio problema, che in verità niente e’ cambiato, tutto è uguale a ieri.

Passano i mesi e la parola Brexit diventa un mantra ossessivo. Non si parla, non si scrive, non si dibatte che di Brexit. Un susseguirsi di eventi a livello politico che sa di farsa, mentre in città i remainers protestano con marce colossali, con sit in davanti al parlamento. In tanti se ne vanno mentre altri si affannano a preparare le carte per chiedere la residenza permanente per paura di essere “deportati”. In effetti durante i primi mesi circola la parola  “deportazione“. Ci sono episodi di persone a cui viene negato il permesso di rimanere in Inghilterra che ricevono lettere dall’Home Office con su scritto Prepare to leave in grassetto!

Mi sento tradito, ferito, insultato dal paese che ho imparato ad amare, ma mi si continua a ripetere "tanto per te non cambierà niente". Allora ogni tanto mi assale quel dubbio del 16 Giugno 2016: che si tratti del solito mio problema, che sia forse tutto un sogno. Perché nonostante la politica impazzita, le marce, i sit in, la radio , la televisione, i siti web urlanti contro o pro Brexit fino a qualche settimana fa, oggi alla vigilia dell’uscita ufficiale dall’Europa qui in Inghilterra e nel mondo intero non si parla che di Harry e Megan e del loro aver scelto una vita indipendente dalla Corona. Brexit sembra essere passato di moda anche se alla fine il 31 Gennaio la Gran Bretagna uscirà dall’ Europa… e noi  expat staremo a guardare.

Marco Gambino

[25 gennaio 2020]


Marco Gambino è un attore italiano che da anni lavora tra Inghilterra, Francia e Italia. La sua carriera spazia dal teatro alla televisione al cinema. Marco è apparso in alcune fra le più celebri serie televisive italiane e inglesi: Montalbano, Il Capo dei Capi , Squadra antimafia , Romolo e Giuly, Emmerdale.Tra le recenti partecipazioni nel cinema: The International, il Traditore. Marco è noto per i suoi monologhi teatrali che interpreta in italiano, francese e inglese tra cui Parole d’onore, La colpa di Otello, Maria Callas the Black Pearl.