Inauguriamo la sezione “Voci migranti” con gli interventi di alcuni studenti stranieri che hanno partecipato alla Presentazione del Dossier Idos a Ravenna il 4 dicembre 2021. Si tratta, talvolta, di testi in lingua inglese tradotti e rivisti dalla Redazione, mantenendone in ogni caso la qualità di “trasposizione di parlato”.

Sono arrivato in Italia nel 2018: mi sono iscritto in quell’anno al corso I-CONTACT (Cooperazione internazionale su diritti umani e patrimonio interculturale). 

L'esperienza che ho maturato qui a Ravenna è più che soddisfacente, nel complesso. Gli aspetti positivi sono: l’atteggiamento dei docenti nei confronti degli studenti (che favorisce un contatto molto stretto), le classi interdisciplinari (che permettono di approfondire i diritti umani e i processi di sviluppo e migrazioni), le opportunità internazionali offerte dall'Università (sono andato a Malta, in Lituania per scambi e tirocini), l’ambiente  internazionale dei compagni di gruppo (colleghi da USA, Australia, Canada ecc.), la possibilità praticare sport, gli eventi culturali (celebrazione del capodanno cinese, della festa del ringraziamento).   

Tutto ciò è successo a me e sono molto grato a Unibo, a Ravenna e all’Italia per questo. Per quanto riguarda le cose che potrebbero essere migliorate, penso all’assistenza per l'integrazione degli studenti nella fase iniziale, quando sono appena arrivati in Italia. A Ravenna avere accesso ai servizi di base, trovare alloggi, mettersi in contatto con i locali, ecc. è piuttosto difficile usando solo la lingua inglese. 

Anche le relazioni tra studenti stranieri e italiani, persino all'interno dello stesso programma di laurea, possono essere difficili. Questo a causa della barriera linguistico-culturale: per lo più gli italiani escono con gli italiani, gli stranieri con gli stranieri.
Io sto comunque continuando a cercare di costruire ponti tra studenti italiani e internazionali per una migliore coesione e comprensione reciproca. 

Per quanto riguarda l'esperienza professionale all’Ufficio Immigrazione (svolgo il Servizio Civile), posso dirmi entusiasta.
Mi ha permesso di osservare la migrazione da diverse prospettive: ad esempio, quali sono i problemi dei migranti, quali sono gli aspetti legali e burocratici relativi alla vita degli stranieri che soggiornano in Italia.
Per quanto riguarda la mia esperienza personale, ritengo che per il rilascio del permesso di soggiorno, prima come studente e ora come lavoratore i tempi di attesa siano troppo lunghi. L’aspetto più problematico riguarda l’informazione relativa ai documenti richiesti dalla questura, spesso carente, che può allungare di diversi mesi i tempi.
Ma si tratta comunque solo di una parte del processo di rilascio e presumo che la problematica riguardi l’Italia intera e non solo Ravenna. 

L’esperienza fatta mi è di aiuto: ora sono a conoscenza di diverse procedure legali e di pratiche di cittadinanza, di diversi tipi di permessi. Ciò mi rende più competitivo nell’eventualità di un ulteriore sviluppo professionale nel campo della migrazione. 

La mia storia personale è particolarmente complessa.  
Definisco "doppia migrazione" il mio spostamento interno in Ucraina e poi l'emigrazione in Italia per gli studi. Vengo da Donbas, dalla Regione di Luhansk, dove l'Ucraina è in guerra con gruppi separatisti sostenuti dai russi da 8 anni. 

Si tratta di un grave problema politico, causato da interessi geopolitici della Russia e prenderebbe troppo tempo entrare nei dettagli. Mi sono dovuto trasferire dalla mia città quando avevo 17 anni e da allora vivo senza genitori, perché la mia famiglia ci tiene a vivere a Donbas, un’area non controllata dal governo. Sono tornato lì 3 anni fa l'ultima volta, nell’inverno del 2018-2019 e non intendo tornare più.  Ho scelto l’Europa invece della Russia: quindi, sono persona indesiderata nella mia patria da 8 anni. In Italia non ho parlato della regione di Donbas perché molte persone non conoscono il contesto dell'Ucraina. Alcuni miei professori, colleghi, amici più cari sono consapevoli della situazione.
Io in realtà mi sento ucraino.
È la mia identità e la mia appartenenza: sono cresciuto in un'Ucraina indipendente e “non ho chiesto alla Russia di venire a salvarmi”.
Posso solo dire che provengo dell'Ucraina orientale; questo mi ha reso adulto molto presto, all'età di 17 anni, perché ho visto la guerra vera, i veri bombardamenti, ho visto soldati reali e armati. Sono una “persona internazionale” quindi non ho dovuto affrontare problemi di integrazione, o problemi di mancanza di empatia, ecc. Parlo 5-6 lingue e ciò mi aiuta anche a stringere contatti con le persone. Cerco tutto il tempo di assistere studenti internazionali e ucraini e, naturalmente, di lavorare con le giovani generazioni per trasmettere e condividere le mie conoscenze.
Per riassumere: non ho intenzione di restare in Italia stabilmente (almeno per ora) perché vorrei che il mio paese crescesse e vorrei contribuire a questa crescita.
Comunque, mai dire mai - forse domani incontrerò una bella ragazza italiana, mi innamorerò e mi sposerò subito.
 La vita è imprevedibile … 

Dmytro Mamaiev è cittadino ucraino, originario del Donbas. Si è laureato nel 2020 presso UniBo MA in International Cooperation on Human Rights and Intercultural Heritage. Attualmente svolge Servizio Civile all' Ufficio Immigrazione di Ravenna e lavora con i minori non accompagnati.

[dicembre 2021]