La speranza. Ovvero la creatività salverà il mondo.



In questi giorni affannati e densi di notizie allarmanti, nei quali il tempo sospeso che viviamo sembra perdere confini certi, ci pare importante dar voce all’indimenticato Gianni Rodari, alla sua lucida creatività, a cui affidare la speranza.


Se io avessi una botteguccia

fatta di una sola stanza

vorrei mettermi a vendere

sai cosa? La speranza.


“Speranza a buon mercato!”

Per un soldo ne darei

ad un solo cliente

quanto basta per sei.


E alla povera gente

che non ha da campare

darei tutta la mia speranza

senza fargliela pagare.


GIANNI RODARI, Filastrocche in cielo e in terra (Torino, Einaudi 1960).


La creatività salverà il mondo

La creatività è una pratica collegata a esperienze come l’esplorazione, la bellezza, il realizzare qualcosa di originale con le proprie mani. L’attitudine alla creatività comporta il saper fare le cose in modi diversi e, di conseguenza, obbliga a fare i conti con la paura del cambiamento. Sin dai tempi antichi il vocabolo creatività indica una forma del “fare” che genera il nuovo attraverso l’associazione e l’integrazione di parti diverse e implica una predisposizione che si declina attraverso l’originalità del pensiero, la capacità di osservare i problemi da punti di vista inusuali e di saper organizzare in maniera nuova esperienze e conoscenze. Assecondare l’impulso creativo presuppone la capacità di mettere da parte idee comuni e pregiudizi. 

Nel libro Fantasia (Laterza, 1977) l’artista, scrittore e designer Bruno Munari, tratta di Fantasia, Invenzione, Creatività e Immaginazione definendo «La fantasia» come «la facoltà più libera della altre» in quanto «può anche non tener conto della realizzabilità o del funzionamento di ciò che ha pensato». L’Invenzione secondo Munari «usa la stessa tecnica della fantasia […] ma finalizzandola ad un suo pratico. L’inventore però non si preoccupa del lato estetico della sua invenzione. Ciò che importa per lui è che la cosa inventata funzioni veramente e serva a qualcosa». Egli passa poi a parlare di Creatività nel campo del design, considerando quest’ultimo come un modo di progettare «che, pur essendo libero come la fantasia ed esatto come l’invenzione, comprende tutti gli aspetti di un problema, non solo l’immagine come la fantasia, non solo la funzione come l’invenzione, ma anche l’aspetto psicologico, quello sociale, economico, umano». L’Immaginazione infine viene definita come «il mezzo per visualizzare, per rendere visibile ciò che la fantasia, l’invenzione e la creatività, pensano». Per Munari la creatività corrisponde a un’intelligenza elastica in una mente che, oltre a essere libera da preconcetti, deve essere pronta a modificare le proprie opinioni quando se ne presenta una più giusta: «Se vogliamo che il bambino diventi una persona creativa, dotata di fantasia sviluppata e non soffocata dobbiamo fare in modo che memorizzi più dati possibili, nei limiti delle sue possibilità, per permettergli di fare più relazioni possibili, per permettergli di risolvere i propri problemi ogni volta che se ne presentano». 

Gianni Rodari, scrittore, pedagogista, giornalista e poeta specializzato in letteratura per l’infanzia, di cui quest’anno si festeggia il centenario della nascita, ha in comune con Munari la stessa finalità pedagogica del metodo creativo. Entrambi credono che sia fondamentale relazionarsi ai/alle bambini/e non sottovalutando le loro potenzialità, poiché tutti i/le bambini/e hanno dentro di sé un lato creativo che va valorizzato. «È creativa una mente sempre al lavoro, sempre a far domande, a scoprire problemi dove gli altri trovano risposte soddisfacenti, a suo agio nelle situazioni fluide nelle quali gli altri fiutano solo pericoli, capace di giudizi autonomi e indipendenti, che rifiuta il codificato, che rimanipola oggetti e concetti senza lasciarsi inibire dai conformismi».

I/le bambini/e e i/le ragazzi/e, se sono aiutati ad avere momenti che favoriscano un loro atteggiamento creativo, possono diventare uomini e donne capaci di mutare la società proprio perché sanno usare la propria immaginazione e vedere altri mondi possibili. Va rilevato che, nel settore lavorativo/professionale legato alla creatività, il divario di genere è ancora molto elevato. Le donne che operano in ambito creativo tendono a essere pagate meno degli uomini, vengono spesso trattate come se le loro competenze tecniche fossero inferiori, devono conciliare responsabilità personali-familiari e professionali e sono costrette a conformarsi a standard lavorativi istituiti dagli uomini. Tra i ventotto paesi del Comitato per l’aiuto allo sviluppo (Dac-development assistance committee) dell’Ocse, il nostro paese è all’undicesimo posto per fondi destinati a progetti che hanno come obiettivo la parità di genere. Malgrado ciò i movimenti delle donne hanno un’ampia visibilità perché la soggettività femminile ha la capacità di mettersi in gioco in modo “resistente” e “affermativo”, crea spazi interattivi di confronto (come li definirebbe Hannah Arendt: «gli spazi interattivi di partecipazione politica») e si trasforma in traino per altri movimenti di emancipazione. Per concludere, come insegna il filosofo francese Bernard Stiegle, le questioni che riguardano le complessità della storia contemporanea, tra cui le recrudescenze razziste e sessiste, vanno affrontate senza indulgere in un lamento rassegnato ma praticando una profanazione ironica dell’esistente – della sua stupidità. La creatività è appunto profanazione dell’esistente.

Marina Mannucci

[14 aprile 2020]


Marina Mannucci negli anni ’70 ha svolto volontariato presso l’Istituto Cavazza per non vedenti e attività didattica per le comunità nomadi di Bologna, negli anni ’80 ha co-diretto per dieci anni la Scuola Materna e Doposcuola “il Girotondo. Ha coordinato il progetto  per la  realizzazione dell’Asilo aziendale “Domus Bimbi” di Ravenna ed ha operato all’interno del Centro di Documentazione di Tuzla in Bosnia. È stata docente di Cittadinanza attiva presso Istituti secondari superiori. Si occupa di temi riguardanti l’antropologia sociale e l’ambiente  per Reclam edizioni, Ravenna. Presidente dell’Associazione “Femminile Maschile Plurale” dal 2018,  fa parte del Comitato “Rompere il Silenzio” ed è volontaria di “Avvocato di Strada”.