Povertà vecchie e nuove


Nel 2020 in Italia un milione di persone in più si sono ritrovate in povertà assoluta rispetto al 2019, che è così tornata ai livelli di 15 anni fa.
Riprendiamo qui e tentiamo di approfondire i contenuti esposti recentemente da Marina Mannucci sui temi del cibo e le nuove povertà, che toccano italiani e stranieri. Un po' di numeri parlano da soli: secondo le stime preliminari ISTAT le famiglie totalmente indigenti (quelle i cui componenti ogni giorno hanno problemi di cibo o a soddisfare bisogni primari) arrivano a circa 5,6 milioni di individui, pari al 9,4 % della popolazione italiana. A livello più generale il Rapporto Oxfam (Briefing Paper, presentato al Forum di Davos del gennaio 2021) denuncia ed elenca le 3 C letali: conflitti, conseguenze della pandemia e crisi climatica.
Il Rapporto etichetta il virus della fame come prodotto del virus della disuguaglianza a livello mondiale, elencando le zone e i paesi più in crisi (Yemen- Tigray- Sahel) e colossi come il Brasile e l'India in cui la disuguaglianza vaccinale da Covid 19 sfocia in un incremento della fame per milioni di individui.
Il tutto in presenza di una spesa militare globale aumentata del 2,7%.
Questo veniva denunciato anche da Gino Strada, che vogliamo qui ricordare e che ci ha lasciato improvvisamente, dopo una vita dedicata a combattere la guerra e le sue nefaste conseguenze sui più deboli in tutto il mondo.
La figlia Cecilia ha appreso della morte del fondatore di Emergency a bordo di Resq- People saving People, recuperando naufraghi in mare aperto nel Mediterraneo. 

Diamo ora una occhiata alla capitale italiana: a Roma ci sono circa 8.000 persone senza fissa dimora di cui un terzo vive per strada, un terzo in baracche e capannoni abbandonati e il resto in centri di accoglienza.
La Comunità di Sant’Egidio, come racconta Augusto D’Angelo, responsabile servizi, si è data regole e protocolli per non lasciare soli quelli in difficoltà a causa del Covid. Il medico Gianni Guidotti spiega che arrivano alla Comunità stranieri in attesa di regolarizzazione col codice fiscale provvisorio o con il tesserino STP, o sono ENI (europei non iscritti). Queste categorie non riescono a prenotare la vaccinazione: si stima che siano circa 700.000 gli stranieri extraeuropei non riconosciuti dalle piattaforme di prenotazione.
Ci sono anche italiani per cui il vaccino diventa fondamentale per cercare lavoro, che in parte vengono raggiunti da centri mobili, come quello alla stazione Tiburtina.
Il protocollo del buon Samaritano, così chiamato dalla Comunità, prevede il cohousing nonché l’uso di stanze all’interno di alcuni alberghi a prezzo calmierato, con l’autunno che sta per arrivare e la necessità di togliere dalle strade migliaia di persone. 

Chi è rimasto fuori dai dormitori si è ritrovato a vivere un dramma, ma non per il Covid 19, visto che queste persone vivevano già da prima un distanziamento obbligato. Ora però non avendo più riferimenti, si sentono senza futuro.
“La loro priorità ogni mattina è cosa e dove mangiare, dove lavarsi, dove dormire”, spiega Cortese della Fio.psd. Lo scorso 28 luglio il ministro del Lavoro Orlando ha approvato il Piano nazionale per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà 2021-2023, destinando 490 milioni di euro del PNRR: ora la palla passa alle amministrazioni locali. 

Tornando alle povertà in Romagna, siamo grati alla Caritas Diocesana di Ravenna-Cervia e in particolare a Daniela Biondi per averci fornito dati sintetici del Report “Una porta aperta sulla città”. Il documento vede una netta inversione di tendenza nei dati Caritas 2020. Dopo anni di calo nel numero di richieste di aiuto e di pacchi viveri, il 2020 segna un aumento deciso di tutti gli indici di povertà sul territorio.
In aumento sono i nuclei familiari che si sono rivolti in particolare al centro di ascolto di piazza Duomo: nel 2020, solo al cda centrale si sono rivolte 3734 persone, di cui 1087 minori, il 30,7% in più del 2019.
Ma anche nelle Caritas parrocchiali si registra un incremento di richieste del 4,9%, con punte del 43% (da 115 a 162 nuclei) in più a Portomaggiore e del 70% (da 20 a 34 nuclei) a Marina di Ravenna. Per il 45% del totale gli assistiti da tutte le Caritas sono italiani, molti dei quali ravennati. 

Soprattutto famiglie e persone sole: e questo è forse il trend più evidente che si coglie nella prima stesura del Report Caritas 2020 appena pubblicato e condiviso con le Istituzioni della città. Se fino a due anni fa tra chi chiedeva aiuto c’erano molti anziani, nel 2020 a pagare il prezzo più alto della crisi da Covid sono state le famiglie. Soprattutto quelle più numerose o le persone che vivono da sole. 

I dati del Dossier. Nel 2020 le famiglie che hanno chiesto aiuto alla Caritas sono state 1332, di cui 603 italiane e 729 straniere, per un totale di 4682 persone assistite, l’1,3% della popolazione nei quattro Comuni del territorio diocesano.
In forte aumento gli italiani che oggi rappresentano il 45% degli utenti Caritas, con punte del 69% a Cervia, del 61% a San Pietro in Vincoli, del 59% a Mezzano, a Marina di Ravenna e a San Giuseppe Operaio e del 56% al Torrione mentre le Caritas parrocchiali di San Simone e Giuda, San Biagio e Portomaggiore hanno percentuali invertite di italiani e stranieri (tra il 60 e il 70% di questi ultimi). 

Se sono in aumento le persone che bussano alla Caritas, il dato dei “passaggi”, cioè dei pacchi viveri distribuiti è letteralmente esploso nel 2020, complice anche un cambio di modalità di distribuzione che si è reso necessario con la pandemia. 

Mentre prima si distribuiva un pacco per famiglia ogni settimana, ora uno per persona ogni 3/4 settimane: circa 13mila i pacchi distribuiti tra tutti i centri d’ascolto e quasi 7 mila in quello di piazza Duomo rispetto ai 2.867 registrati nel 2019. Il dato è quindi più che raddoppiato. 

Le cause delle (nuove) povertà. Il problema principale dichiarato è quello della mancanza di lavoro: più del 62% degli utenti non ha reddito o non supera i 300 euro al mese. In netto aumento anche i senza tetto che chiedono aiuto: nel 2020 ne sono stati registrati 39 tra Ravenna, Portomaggiore e Cervia, quasi il doppio di quelli registrati nel 2019. Sono aumentate in particolare le nuove povertà: 225 le famiglie che si sono rivolte alla Caritas per la prima volta e sono prevalentemente ravennati. 

Tenteremo di continuare nei prossimi mesi l’analisi di questo fenomeno, ospitando i contributi dei nostri lettori e collaboratori. 

Maurizio Masotti 
[Agosto 2021]

Immagine: L'attesa di Felice Casorati (1918)