Tracce migranti – Nuovi paesaggi umani – Introduzione

Quando, più di dieci anni fa, Maurizio Masotti e Luca Gambi iniziarono a lavorare al progetto ‘La vita degli altri’ il tema dell’immigrazione era già da tempo all’attenzione nazionale. La realtà di Ravenna (e dell’intera Emilia Romagna) rappresentava un case study di indubbio interesse, ma certa- mente non era prevedibile, né auspicabile, l’emergenza del fenomeno migratorio e delle politiche europee ad esso collegate.

Il periodo di profonda trasformazione demografica, politica e socio-economica che stiamo ancora vivendo ha influito pesantemente sull’approccio culturale al tema dell’identità e dell’appartenenza, con forti ripercussioni in chiave nazionalistica, inasprendo anche in Italia il clima di intolleranza e minando dalle basi l’esistenza stessa dell’unità europea.

Inevitabile dunque, in qualche modo, riprendere oggi il filo della narrazione, coinvolgendo in questo nuovo progetto anche altri compagni di viaggio, portatori di esperienza sul campo, con lo scopo di approfondire la riflessione su un tema di così bruciante attualità.

Nella calda estate del 2018 sono infatti quotidiane le breaking news relative a sbarchi, respingimenti, chiusure di porti, atti di intolleranza e violenza sempre più diffusi. Fra i tanti tragici episodi non possiamo non ricordare quanto avvenuto sulle strade di Foggia: la strage di 16 braccianti immigrati, a seguito di 2 incidenti stradali. La morte di questi lavoratori, che rappresenta l’ultimo atto di un lungo percorso di sopraffazione e de-grado, è avvenuta in un territorio dove sono presenti 27.000 aziende agri-cole, ma solo 80 sono iscritte, tramite l’INPS, alla Rete del lavoro di qualità. I migranti vengono schiavizzati da tempo ignorando la legge sul caporalato, per appena 3,5 euro all’ora lavorando 12 ore al giorno.

Rivedendo i testi prima della stampa siamo consapevoli che queste notizie potranno sembrare obsolete già da qui a poche settimane e ciò ci rende, se possibile, ancor più convinti della gravità della situazione e della necessità di lasciarne traccia.

‘Tracce migranti – Nuovi paesaggi umani’ è un lavoro collettivo, una riflessione, sulla base di esperienze e testimonianze: vede al suo interno diverse sezioni ed è composto di testi e immagini.

Il primo contributo è di Maurizio Masotti, curatore del progetto, che ri- costruisce un’esperienza ventennale, a partire dal convegno ‘Il Villaggio Globale e l’Erranza del Migrare’ (Hotel Mocadoro, Ravenna, 24 aprile 1998). Due anni dopo inizia la collaborazione col fotografo Luciano Nadalini di cui cura il volume Ravenna – immigrazione: un mondo a parte? : un’esperienza che coinvolge anche diversi studenti della scuola elementare Iqbal Masih di Lido Adriano. Alcune immagini di Nadalini (inedite nella versione originale a colori) accompagnano il suo intervento, che dà poi conto delle successive collaborazioni con Luca Gambi, autore delle restanti fotografie presenti in ‘Tracce migranti – Nuovi paesaggi umani’.

Segue il testo di Paolo Montanari: un approfondimento necessario sui ‘numeri’ per poter meglio comprendere e valutare quanto pesano le cifre in un Paese come l’Italia, passato repentinamente da terra di emigranti (esperienza che pare avere rimosso, come del resto quella della sua storia coloniale) ad approdo di immigrati. Il confronto con gli altri Paesi europei e la distribuzione dei flussi sul territorio nazionale, ma ancor più le caratteristiche demografiche dei residenti stranieri rapportate a quelle degli italiani nella provincia di Ravenna, danno conto di una realtà molto meno preoccupante di quella propagandata in nome di un’invasione da combattere. Si tratta piuttosto di saper gestire la diversità come valore aggiunto, nella prospettiva di un inevitabile ed auspicabile processo di crescita comune.

I due successivi interventi ci riportano ad esperienze glocal entrambe collegate alla nostra Provincia.

Francesco Bernabini racconta dall’interno le dodici edizioni del Festival delle Culture di Ravenna: una realtà che da concittadini rischiamo di percepire come ‘normale’, ma che a ben vedere ha aperto il nostro territorio ad importanti e fruttuose contaminazioni. In particolare dal 2013 quando l’Amministrazione comunale decise di abbandonare la formula della direzione artistica, affidata in precedenza alla capace guida di Tahar Lamri. Si optò in seguito per la progettazione partecipata, che ha aperto la strada alla fase di organizzazione come vero processo interculturale, facendo sì che il Festival si rinnovasse di anno in anno, allargandosi ad una pluralità di soggetti e contaminando sempre più diversi spazi cittadini.

Marina Mannucci testimonia poi di un’interessante esperienza didattica che ha coinvolto un gruppo di bambine e bambini Rom al Centro Quake di Ravenna. Il suo rapporto con loro, complesso ma estremamente vitale, l’ha portata ad una riflessione sul ruolo della scuola nell’integrazione delle famiglie immigrate e sulla necessità di ripensare le concezioni e le pratiche didattiche in modo da promuovere giustizia sociale e pluralismo democratico. A seguire il breve testo sul progetto ‘Album di famiglia’, una raccolta di fotografie conservate dai migranti e prestate a Luca Gambi e Maurizio Masotti in occasione della stesura di ‘La vita degli altri’ e dell’omonima mo- stra itinerante. Abbiamo scelto di pubblicare le immagini inedite dei loro ricordi famigliari in maniera trasversale all’interno di questo lavoro. Sono anch’esse tracce, nel tempo e nello spazio.

L’ultima parte del volume riporta l’attenzione sulla complessità del tema in una dimensione più ampia rispetto al nostro territorio. ‘Tracce’ presenta una selezione di fotografie scattate da Luca Gambi tra giugno e luglio 2018 in due luoghi emblematici e di confine, non solo geografico: San Ferdinando (Calabria) e Ventimiglia (Liguria).

In entrambi i casi si tratta di località teatro di avvenimenti che hanno scosso e turbato l’opinione pubblica. Nella baraccopoli di San Ferdinando viveva Soumaila Sacko, il giovane sindacalista del Mali ucciso il 2 giugno con due colpi di fucile alla testa, chiaro segnale di omicidio di stampo ma- fioso; Ventimiglia ha visto ripetersi negli ultimi mesi numerosi episodi di violenza e sopraffazione collettiva nei confronti dei migranti.

Il focus dell’indagine di Gambi si sposta in questo caso dalle persone alle testimonianze del loro passaggio: lo sguardo investiga gli indizi lasciati dalla presenza umana aprendosi al contesto. Emerge così la condizione di degrado in cui migliaia di persone si trovano a gestire il loro quotidiano; in alcuni casi anche la dignità con cui tentano di affrontarlo.

Le immagini sono molto più forti delle parole.

Carla Babini

                                                                        

Docente e formatrice di lingue straniere in Italia e di italiano all’Università di Vienna, dal 2001 al 2016 è stata addetta culturale per il Ministero degli Affari Esteri a Vienna, Monaco e Londra. È autrice di numerosi saggi e traduzioni in ambito linguistico, letterario, interculturale, fotografico e artistico fra cui: Uno sguardo sui paesaggi dell’anima, in ‘Attraverso / Across’ di Giovanni Greci (Edicta Edizioni, Parma, 2008), Das Kino als Mittel interkultureller Kommunikation in Wien in ‘Nuovo Cinema Italia’, MASKE UND KOTHURN, Heft 1 (Böhlau Verlag, Wien-Köln-Weimar, 2009), Frammenti di memoria in ‘Controvento’ di Maurizio Masotti (Danilo Montanari Editore, Ravenna, 2011), Das Licht des Gegenwärt- igen in ‘der Leander, Eine Reise durch das malerische Werk von Leander Kaiser’ di Katayun Adib, Ines Sommer, Ellen Tiefenba- cher, (Grasl Druck & Neue Medien, Wien, 2012), L’isola che c’è e non c’è in ‘before / after brexit’ di Maurizio Masotti (Fernandel, Ravenna, 2016), Wachtraum der Vernunft
in Leander Kaiser, Geste und Konstrukt / Gesture and Construction, (Verlag Bi- bliothek der Provinz, Weitra, 2018).