La carovana di solidarietà al popolo gazawi e la richiesta di immediato cessate il fuoco

La carovana di solidarietà, organizzata da AOI insieme ad Assopace Palestina, Arci e Amnesty International, cui ho partecipato dal 3 al 6 marzo scorso, quale socio volontario della ong riminese EducAid, aveva lo scopo di testimoniare la vicinanza al popolo palestinese martoriato (3 tir di aiuti delle nostre ong sono riusciti ad entrare nella Striscia dal valico di Rafah in quelle ore) e di invocare a gran voce il cessate il fuoco immediato e permanente.
I dati che abbiamo raccolto sul campo sono i numeri di un genocidio: 70.000 feriti, oltre 30.000 morti (di cui il 65% donne e bambini), 8.000 dispersi, 17.000 bambini orfani e il 50% delle case rase al suolo.

Tutto questo, prima dell’azione di terra annunciata da Netanyahu su Rafah, ultima città a sud della Striscia, un tempo abitata da 280.000 gazawi ed oggi rifugio di 1 milione e 600 mila palestinesi fuggiti ed evacuati dal nord.

La Convenzione dell’Aja del 18 ottobre 1907, nelle sue premesse afferma che “le Alte Parti contraenti giudicano opportuno di stabilire che, nei casi non compresi nelle disposizioni regolamentari adottate da esse, le popolazioni e i belligeranti restano sotto la tutela e sotto l’impero dei principî del diritto delle genti, quali risultano dagli usi stabiliti tra le nazioni civili, dalle leggi di umanità e dalle esigenze della coscienza pubblica.”

Leggi di umanità ed esigenze della coscienza pubblica a Gaza sono state completamente dimenticate, direi anzi ostentatamente calpestate.
In base all’art. 42 dell’annesso Regolamento “Un territorio è considerato come occupato quando si trovi posto di fatto sotto l’autorità dell’esercito nemico.” ed è questa, giuridicamente, la condizione di Gaza, di cui Israele controlla ogni accesso, lo spazio marittimo e aereo ecc.

Come Stato occupante, Israele dovrebbe proteggere la popolazione civile e garantire l’accesso ai beni primari (acqua pulita, cibo, cure mediche…).
E invece a Gaza si comincia a morire di fame, a Gaza si muore per le ferite infette che non si riescono a curare per carenza di medicinali, a Gaza si muore dentro alle scuole e agli ospedali, luoghi che dovrebbero essere risparmiati dall’aggressione militare.
Insomma, a Gaza si sta compiendo tutto il contrario di ciò che prevedono il diritto internazionale, le leggi di umanità e la coscienza pubblica.

Ho potuto vedere coi miei occhi il magazzino di Al Arish, nel deserto del Sinai, a pochi chilometri dal valico di Rafah, i materiali respinti alla frontiera dagli israeliani: ambulanze, bombole d’ossigeno, desalinizzatori, generatori di corrente, incubatrici per neonati…
Ed ho potuto vedere i quasi 1500 camion carichi di aiuti fermi in attesa, alcuni da mesi, con derrate alimentari ormai bruciate dal sole e inservibili.

Ciò che è più grave è che tutto questo sta avvenendo non solo nell’indifferenza degli Stati terzi ma persino con la complicità attiva di Stati Uniti ed Europa che quali stati parte della Convenzione di Ginevra sulla prevenzione e la repressione del genocidio hanno l’obbligo di attivarsi per porre termine a ciò che sta accadendo.

L’occupazione, la pulizia etnica, il massacro della popolazione civile sono dati oggettivi tanto che la Corte Internazionale di Giustizia adita dal Sud Africa ha affermato il “rischio plausibile di genocidio”.

Ong, società civile e tanti parlamentari di buona volontà sono impegnati per dare sollievo al popolo gazawi con gli aiuti umanitari e la richiesta di immediato cessate il fuoco ma all’appello mancano i Governi, compreso quello italiano.


Andrea Maestri
avvocato e attivista per i diritti umani
[marzo 2024]

Foto credits: Andrea Maestri